Empowerment,
orientamento e formazione permanente
Da alcuni anni, nell’ambito della
gestione delle risorse umane sta assumendo un ruolo molto importante
l’orientamento professionale, inteso come l’insieme di attività che
aiutano la persona - occupata o in cerca di lavoro - ad acquisire e
a riscoprire la consapevolezza delle proprie capacità, delle
attitudini ma anche delle aree di miglioramento.
Tale attività si rende sempre più necessaria a causa dell’estrema
flessibilità e precarietà del mercato del lavoro e per la richiesta
crescente da parte delle aziende di lavoratori competenti e
specializzati; inoltre, la difficoltà a trovare un’occupazione
spinge le persone a cercare di essere “interessanti” per il mondo
lavorativo, per cui si cerca di capire quali siano le proprie
capacità e le proprie caratteristiche negative.
C’è anche da considerare che spesso chi cerca un’occupazione,
soprattutto se piuttosto giovane d’età e di esperienze, non ha le
idee chiare su cosa cercare, in quale ambito e cosa gli sia più
congeniale, per cui tende a disperdere le proprie energie,
accumulando spesso insuccessi e frustrazioni: anche in questo caso
un buon lavoro di orientamento può aiutare la persona a impostare
adeguatamente il suo inserimento lavorativo.
All’interno di una azienda, l’orientamento ha il compito di rendere
visibili le esigenze del lavoratore, le sue potenzialità e permette
sulla base di queste di costruire un percorso di crescita
professionale, riducendo quindi il rischio di burn out del
lavoratore e magari aumentando la sua produttività.
Da un punto di vista concettuale, l’orientamento affonda le sue
radici nella teoria dell’empowerment, inteso nel senso letterale di
“processo di aumento di potere”, ovvero rappresenta “…la capacità di
acquisire conoscenze su come e dove ottenere risorse, generando
alternative ed opportunità:… è la capacità di leggere la realtà
percependo sé stessi come protagonisti….é l’acquisizione
dell’insieme di conoscenze, competenze e modalità relazionali che
permette ad individui e a gruppi di porsi obiettivi, di elaborare
strategie per raggiungerli, utilizzando le risorse esistenti”(Putton,
1999).
Questa teoria ipotizza che l’individuo -se adeguatamente stimolato e
aiutato -è in grado di trovare autonomamente le risorse e le
soluzioni alle difficoltà, in quanto ha imparato ad analizzare sé
stesso e l’ambiente circostante in modo adeguato e sa quindi come
muoversi. L’esperto delle risorse umane ha, quindi, solo il compito
di accompagnare l’individuo nel proprio percorso, ponendosi come
facilitatore, imparando, cioè, a porre domande giuste più che a
offrire soluzioni.
Risulta, quindi, evidente la stretta relazione che intercorre tra
empowerment ed orientamento e come quest’ultimo non sia da
sottovalutare avvicinandosi alla gestione del personale.
L’elemento fondante dell’orientamento è il bilancio di competenze,
ovvero l’analisi delle attitudini e delle competenze dell’individuo,
prendendo in considerazione i legami tra i compiti e il ruolo che
deve o desidera ricoprire, ma anche analizzando le caratteristiche
personali e le capacità per ricoprire tale posizione in modo
adeguato.
Il punto di partenza di questa tecnica è proprio quello di
accompagnare la persona in una valutazione delle proprie capacità,
competenze e caratteristiche personali per progettare un appropriato
piano di sviluppo professionale e/o di formazione.
Altro scopo del bilancio di competenze è quello di orientare
l’individuo al raggiungimento degli obiettivi che si pone,
costruendo uno specifico ed individuale piano di intervento e una
successiva valutazione dei risultati.
Gli elementi su cui si basa il bilancio di competenze
sono le attitudini e le competenze.
Comunemente, parlando di competenze e di capacità si pensa subito
alla bravura di una persona nello svolgere una determinata attività,
perché magari è in possesso di conoscenze specialistiche; in realtà,
la competenza è un concetto ben più complesso ed composito: possiamo
dire che è il possesso e l’applicazione di elementi che appartengono
a tre differenti aree del sapere (sapere, saper essere, saper fare).
La persona “competente” in un settore (o in una determinata
attività) è colui che conosce gli elementi teorici per svolgere un
compito, sa quale comportamento pratico e relazionale attuare e sa
cosa fare in termini pratici.
Per attitudine, invece, si intende la naturale predisposizione della
persona a svolgere bene e in modo naturale un compito.
Attitudini e competenze sono basi reali per costruire un progetto
professionale; una delle caratteristiche essenziali, infatti, del
bilancio di competenze è proprio quello di essere sempre aderente
alla realtà, costruendo progetti in linea con le caratteristiche
della persona e delle possibilità di applicazione nel mondo del
lavoro.
Chi svolge il compito di orientatore deve, quindi, saper
guidare l’individuo nel proprio percorso di analisi, stabilendo con
l’utente un rapporto di fiducia e di scambio, riuscendo ad
indirizzare questo alla individuazione di obiettivi professionali e
di strumenti idonei per realizzarli. La caratteristica fondamentale
dell’orientatore è quella di saper ascoltare, per capire le
caratteristiche della persona e per creare un clima idoneo alla
riflessione.
L’orientamento è una tecnica che dovrebbe essere adottata da ogni
addetto alla gestione delle risorse umane, proprio per la sua
finalità di conoscenza e di progettualità.
Elisabetta Ferrari