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La realtà lavorativa quotidiana evidenzia la necessità
di legittimare uno sviluppo qualitativamente nuovo in materia di sicurezza sul
lavoro.
Per anni la politica di prevenzione è stata finalizzata
al solo miglioramento delle protezioni tecniche e delle misure di sicurezza, ma
la frequenza infortunistica, tristemente nota soprattutto nel settore delle
costruzioni edili, testimonia come l’esistenza di normative che tutelano il
lavoratore debbano essere affiancate da una cultura che valorizzi la difesa
della salute nell’ambiente lavorativo, attraverso interventi formativi concreti
e immediati.
Focalizzeremo così l’attenzione anche sulla
comunicazione che, per la sua valenza pragmatica, riveste un ruolo fondamentale
all’interno del processo formativo e persuasivo alla sicurezza.
Se si considera che la cultura si basa sulla
condivisione di valori e principi fra individuo e organizzazione, si comprende
perché una tematica rilevante quale la gestione della sicurezza debba tener
conto di concetti tra loro interagenti:
-
La comunicazione: per condividere è necessario
essere partecipativi. La partecipazione può essere ottenuta attraverso un
processo comunicativo basato sul valore comune di sicurezza e sostenuto da
comportamenti coerenti che ne favoriscono l’accettazione.
-
La condivisione: per un'adeguata condivisione di
comportamenti ed atteggiamenti sul luogo di lavoro è necessario che il
lavoratore si senta responsabile del proprio operato, o meglio sia consapevole
non solo dei propri diritti ma anche dei propri doveri, inclusi nella vigente
normativa.
-
Lo sviluppo di competenze: per ottenere
comportamenti sicuri bisogna proporre un modello atteso di comportamenti
recepibile attraverso una formazione improntata alla professionalità.
Già negli anni Trenta e Cinquanta, emergono elementi
dalla Costituzione e dalla normativa civilistica che attestano un’esplicita
necessità di attuare un vero e proprio sistema di prevenzione e protezione
all’interno dell’ambiente lavorativo. In particolare nel 1° comma dell’articolo
35 si garantisce che “la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed
applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori”.
Tuttavia è il Decreto Legislativo n. 626 del 1994 a
rappresentare una svolta importante sul piano culturale ed organizzativo: il
sistema di prevenzione e di sicurezza italiano, allineandosi alle indicazioni
dell’Unione Europea, si rivolge a qualsiasi tipo di impresa pubblica e privata
ed espande il suo campo di applicazione.
Anche il cantiere edile viene chiamato a risolvere il
problema "fare sicurezza" con l'obiettivo di assicurare una più elevata
protezione dei lavoratori, anche attraverso l’informazione e la formazione.
Tra gli strumenti di intervento atti ad ottimizzare la
sicurezza lavorativa, la formazione deve porsi il fine di promuovere
atteggiamenti e comportamenti orientati alla conservazione e alla salute nei
luoghi di lavoro ed ancora si pone il fine di affrontare, insieme ai
partecipanti, temi riguardanti i rapporti di lavoro, i vissuti aziendali, i
climi lavorativi, il sistema direzionale e la relazione tra dirigenti e
subordinati, in un’ottica di emancipazione e di crescita del sistema aziendale.
Un principio innovatore quale la formazione può essere
definito come una sorta di rivoluzione: non più la macchina ma il lavoratore
informato, addestrato, formato e quindi protetto, viene posto al centro del
microrganismo aziendale.
La sicurezza non è più un aspetto solamente
tecnologico, ma fondamentalmente un problema dell’individuo, dei suoi bisogni e
del suo rapporto con il lavoro.
Se tra dirigente e lavoratore c’è condivisione sulle
modalità e sugli obiettivi, la comunicazione, in quanto condivisa, arriva con
coerenza e crea le fondamenta per costruire regole che favoriscono
l’apprendimento di comportamenti richiesti.
Possiamo concludere sottolineando che la comunicazione
per essere efficace deve essere persuasiva ossia nel contesto della formazione
alla sicurezza il primo fattore che si impone al formatore è l’attendibilità,
l’attrattiva e la credibilità del suo messaggio: infatti è stato empiricamente
dimostrato che la facilità e la probabilità che un’informazione venga
interiorizzata è determinata da un processo di identificazione che crea
nell’interlocutore il desiderio di stabilire una relazione comunicativa, basata
sull’accordo e sulla comprensione delle prescrizioni da adottare sul lavoro.
Francesca Marchionne
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